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Come comincio? Chiedendovi scusa per aver attirato la vostra attenzione al di fuori degli argomenti tormentone di questo autunno (come C-19 o smartworking)? O forse è meglio ringraziarvi per aver dedicato attenzione a questo articolo?

Cominciamo così, mettiamo a fuoco l’argomento: la gentilezza. E’ un esercizio difficile, anche perché nelle giungle, urbane o digitali che siano, il timore di farsi mettere i piedi in testa è sempre molto presente. Si tratta quindi di appropriarsi di piccoli accorgimenti che ci permettano di mostrarci disponibili, senza perdere di vista la propria dignità.

Consideriamo due espressioni molto frequenti: “grazie” e “scusa”.

“Grazie” – lo usiamo quando qualcuno fa qualcosa per noi. Esprime un debito e una riconoscenza verso chi ha risolto un problema, corretto un gesto, migliorato, seppur in maniera minima, la nostra vita per un istante.

“Scusa” – lo usiamo quando abbiamo avuto un comportamento che non ha funzionato. Ammettiamo il nostro errore ed anche qui esprimiamo un debito ed una riconoscenza verso che ha subito il nostro comportamento. Ma qui l’accento non è posto sulla correzione ma sull’esistenza dell’errore che io ho procurato.

Già a partire da queste riflessioni è evidente come il ringraziamento includa nel suo intento il riconoscimento del comportamento altrui come valore aggiunto della relazione. Scusarsi invece tiene l’accento sulla mia condotta e manifesta che la mia attenzione è centrata su di me.

Andiamo nel pratico. Ovviamente ci sono casi in cui è quantomeno opportuno scusarsi. Se passando di fretta ti urto suonerà bizzarro che io ti ringrazi invece che scusarmi. Ma se, ad esempio, mi riprendi perché ho riportato un cifra sbagliata su un preventivo, a quel punto le due parole possono essere scambiate.

Analizziamo questa possibilità alla luce delle diverse posizioni dei due soggetti, ammesso che l’errore sia così evidente da non ammettere discussioni.

I) Collaboratori di pari livello. L’obiettivo comune è quello di lavorare bene e incrementare gli affari. In questo caso le scuse non hanno molto senso, una svista può succedere oggi a me e domani a te (la stessa cosa diciamola per un periodo di sviste: ora lo sto attraversando io e domani lo attraverserai tu). Ringraziare significa apprezzare le attenzioni del collega, riporta in primo piano l’obiettivo comune da cui l’errore ci avrebbe potuti allontanare. Chiedere scusa significa porre l’attenzione su se stessi e sul proprio senso di inadeguatezza momentaneo, un aspetto su cui il mio collega non può in nessun modo intervenire in maniera efficace.

II) Dirigente commette l’errore, sottoposto corregge. Da parte del superiore chiedere scusa diventa una manifestazione di eccessiva disponibilità. Ci vuole comunicare che lui è umile, che sa quando sbaglia e riconosce i suoi errori, ci dice che è buono. Le sue scuse di nuovo parlano di lui, non di chi ha permesso di risolvere. Fortunatamente la maggior parte ringrazia, ovvero condivide con il subordinato la passione e l’attenzione per l’obiettivo. Mette al centro un noi che crea complicità ed affiatamento. Non promette un’attenzione maggiore alla prossima occasione, di fatto non serve. In questo caso la gratitudine va ad aumentare il clima di fiducia. Riconoscere l’errore ma non dire nulla è la soluzione peggiore: in caso di errori reiterati piuttosto ringraziare in maniera complessiva al termine, in caso di fretta si può mandare un messaggio appena si ha tempo. Ma lasciar correre senza proferire parola, alla lunga logora in maniera irreparabile la relazione proprio con coloro che più mettono passione in quel che fanno.

III) Sottoposto commette l’errore, dirigente corregge. Le scuse in questo caso spesso sono velatamente pretese, perché si suppone che il dirigente abbia più a cuore gli obiettivi di quanto non ne abbia il sottoposto. Ma non escludiamo a priori il ringraziamento in questo caso. Teniamo sempre presente che il grazie mette l’altro al centro della nostra attenzione ed in questo caso il sottoposto che ringrazia, rinforza il ruolo del dirigente, gli comunica che lui non è lì per competere con lui ma per collaborare. Racconta di quanto anche a lui stia a cuore l’obiettivo.

Quindi? Quante volte nella vostra giornata potreste sostituire le scuse con un ringraziamento?